Filtri chimici o fisici? Guida alla scelta della crema solare – The Wom Beauty

Filtri fisici o chimici, minerali o sintetici? Questo è il dilemma. Noi ci auguriamo che questa guida risolva i tuoi dubbi una volta per tutte e ti aiuti a trovare il solare perfetto per te da indossare tutto l’anno.

Quando si parla di esposizione al sole, l’associazione di idee più immediata è quella con abbronzatura e protezione solare e poi viene il dubbio se davvero è necessario indossarla tutti i giorni. Ultimamente si è acceso un dibattito proprio riguardo a questo tema: da un lato ci sono dermatologi che sostengono che la protezione solare vada utilizzata ogni giorno, mentre altri sostengono che non lo sia perché i filtri penetrano nella pelle ed entrano in circolo con il sangue. Qual è la verità?

“Gli ingredienti principali di un solare sono i suoi filtri solari che possono essere classificati in base al loro meccanismo d’azione come fisico, chimico, misto o organo minerale e biologico. I fotoprotettori sono composti da una combinazione di filtri che seguono sempre la legislazione del paese in cui è formulato. In Europa, questi filtri sono autorizzati dalla Commissione europea e regolamentati nell’allegato VI del regolamento sui prodotti cosmetici, dove compaiono solo i filtri solari approvati per un uso sicuro nei cosmetici. La normativa non indica solo i filtri consentiti, ma anche la concentrazione massima consentita. Vengono sempre utilizzati solo filtri solari autorizzati dalla Commissione Europea e nella massima concentrazione autorizzata per garantire la sicurezza e l’efficacia sulla pelle”, dice la Dottoressa Aurora Garré, Corporate Medical Marketing Manager ISDIN.

Filtri solari e vitamina D

Un altro punto del dibattito è la questione vitamina D: i solari ne impediscono l’attivazione? “Tra gli effetti positivi che ci dà il sole, ce ne sono alcuni molto importanti. Per esempio, ci aiuta a sintetizzare la vitamina D che è molto importante per regolare le nostre ossa e i nostri denti. Inoltre, è stato osservato che i cambiamenti stagionali e di temperatura influenzano la sintesi della vitamina D. Non esiste un consenso internazionale su quanto tempo si dovrebbe essere esposti al sole per raggiungere livelli adeguati di vitamina D poiché ci sono fattori ambientali (latitudine, periodo dell’anno, copertura nuvolosa, ecc.) che fanno variare i livelli di radiazione UVB durante l’anno. Anche la quantità di pelle esposta e il tono della pelle la influenza. È un equilibrio molto difficile da raggiungere: quanto tempo bisogna esporsi al sole senza fotoprotezione e non avere scottature. È necessario prestare molta attenzione nelle raccomandazioni a causa del rischio di ustioni e cancro della pelle dovuto al mancato utilizzo di fotoprotezione. Bisogna tener presente che la fotoprotezione è altamente consigliata nei periodi di elevata incidenza dei raggi UV solari, poiché le dosi di UV necessarie per produrre vitamina D sono basse e si ottengono con una semplice passeggiata esponendo al sole piccole aree del corpo, come il viso e le mani. Tutto ciò rende molto difficile dare una raccomandazione generale per l’intera popolazione. L’esposizione al sole dietro una finestra non permette la sintesi della vitamina D, poiché la radiazione UVB non passa attraverso i cristalli. L’uso della protezione solare per la fotoprotezione quotidiana e ricreativa non compromette la sintesi della vitamina D, anche se applicata in condizioni ottimali”, spiega Garré.

Quanto tempo si può rimanere al sole senza correre rischi?

“Il fototipo è fondamentale per conoscere la capacità della pelle di difendersi dalle radiazioni solari. Il fototipo condiziona non solo la risposta all’esposizione solare, ma anche la capacità di abbronzarsi di ogni persona, nonché il tempo limite di esposizione a queste radiazioni. Le persone con la pelle molto chiara sono solitamente fototipi I e II e si scottano facilmente ed è difficile che la loro pelle diventi marrone. Ad esempio, in estate, con un indice UV alto o molto alto, nelle ore centrali della giornata (12h- 16h), una persona con fototipo III potrebbe impiegare solo 20-30 minuti per ustionarsi. Ecco perché è necessario prendere precauzioni quando ci si espone alle radiazioni ultraviolette. Per questo motivo, si consiglia di utilizzare prodotti con un indice fattoriale protezione solare (FPS/SPF) alta (30-50). L’arrossamento (eritema) e le scottature solari possono verificarsi immediatamente o entro poche ore dall’esposizione acuta al sole e raggiunge la sua massima intensità tra le 12 e le 24 ore dopo l’esposizione al sole. L’intensità della scottatura solare dipenderà dal tempo di esposizione al sole, fototipo e intensità della radiazione solare (indice ultravioletto). L’abbronzatura o l’aumento della pigmentazione della pelle possono essere immediati, che si verificano principalmente nei fototipi più alti, ed è causato dall’ossidazione della melanina esistente”.

Protezione solare 30 o 50: in base a cosa si sceglie l’SPF

SPF 30 e superiore è considerata un’alta protezione solare poiché blocca oltre il 95% delle radiazioni UV. Una crema solare con SPF 50 riesce a bloccare il 98% delle radiazioni UVB. Ci sono pubblicazioni in letteratura che dimostrano un uso inappropriato della fotoprotezione ne diminuisce l’efficacia fotoprotettiva. A causa di questo problema, hanno pubblicato documenti che dimostrano che i filtri solari ad alto SPF possono fornire una protezione dai raggi UV superiore ai livelli minimi raccomandati compensando adeguatamente le minori quantità di applicazione di creme solari da parte dell’utente. In questo caso, a seconda dell’attività che vuoi fare, un spf50 è meglio di un spf30. Un SPF50 è l’ideale per le attività all’aperto mentre un SPF 30 per gli ambienti urbani dove non siamo costantemente esposti al sole”, spiega la dottoressa.

Nel 2018 Williams et al. hanno valutato che in normali condizioni d’uso e sotto la luce solare naturale, la protezione solare SPF 100 è significativamente più efficace nella protezione dalle scottature rispetto alla protezione solare con un SPF inferiore, questi risultati suggeriscono che i solari etichettati con SPF maggiore di 50 possono fornire opzioni per una migliore protezione contro le scottature solari in determinati contesti e in determinate condizioni della pelle come il cancro della pelle, l’iperpigmentazione o le fotodermatosi per le quali è necessaria una fotoprotezione specifica con una maggiore protezione contro le radiazioni UVB. Ciò ha importanti implicazioni per le raccomandazioni sulla fotoprotezione come componente per la prevenzione del cancro della pelle. A causa delle effettive dosi utilizzate, una protezione solare con SPF 100 può fornire una protezione sufficiente nei pazienti con queste patologie, mentre una protezione solare con SPF 30 o SPF50 nei pazienti con cancro della pelle potrebbe non essere sufficiente”, spiega la Garrà.

Filtri solari: come leggere le etichette per scegliere quelli giusti

“È importante verificare il tipo di protezione che il solare apporta rispetto al tipo di radiazione. Per questo è importante conoscere le diverse tipologie di radiazioni solari e i loro effetti. La radiazione UVB varia notevolmente durante il giorno, la stagione e la situazione atmosferica (latitudine, altitudine) ed è molto energetica. È la causa principale delle scottature solari e se l’esposizione è stata molto intensa e prolungata, possono comparire rossore (eritema) e gonfiore (edema). E quando leggiamo il fattore di protezione indicato come SPF è proprio a questi raggi che fa riferimento.

Al contrario, non tutti i prodotti solari hanno una protezione dai raggi UVA. Questi ultimi sono fino a 1000 volte meno energetici della radiazione UVB, ma la percentuale che raggiunge la superficie terrestre è molto più alta e anche più costante durante il giorno e l’anno. Producono uno stress ossidativo in grado di danneggiare gli strati più profondi della pelle provocando cosi invecchiamento cutaneo prematuro. Per sapere se un prodotto ci protegge anche da questa radiazione, dobbiamo cercare sul packaging un cerchietto con la scritta UVA. In questo caso sappiamo che la sua protezione dai raggi UVA è almeno 1⁄3 del fattore di protezione UVB indicato dall’SPF.

La luce blu solare, di cui sentiamo tanto parlare, fa parte della luce visibile. La differenza tra UVA e luce blu è determinata dal fatto che possa essere vista o meno dall’occhio umano, motivo per cui la luce blu mantiene un’intensità energetica molto elevata ed è talvolta chiamata luce visibile ad alta energia. È importante fare una distinzione tra Luce Blu Solare e Luce Blu dei device quotidiani. Gli ultimi studi infatti hanno dimostrato che la potenza delle radiazioni dei devices è 1000 volte inferiore rispetto a quella solare e non ci sono evidenze di effetti sulla pelle. Al contrario è importante proteggersi dalla Luce Blu solare che ha effetti sull’iperpigmentazione.

Infine, la sigla IR fa invece riferimento alla radiazione infrarossa, di norma di tipo A. Attraversa tutti gli strati della pelle e raggiunge il muscolo, fornendo calore profondo. In generale, i suoi effetti sono i meno conosciuti, ma è stato descritto che producono lo stress ossidativo e possono contribuire all’invecchiamento cutaneo”, conclude la dottoressa.

Stabilito ciò, trovare una formula confortevole e che non abbia lati negativi – leggi che non lasci aloni bianchi, che sia leggera sulla pelle e si assorba facilmente – può diventare una ricerca frustrante. Come in molte altre situazioni, trovare la protezione solare perfetta per te è un percorso di trial & error. Certo l’offerta è così varia che il blocco è quasi normale. Iniziamo dalla formula. Dobbiamo preferire le creme solari con formule a base di filtri fisici o chimici? E poi quale texture sarà migliore?

Stabilito che la protezione solare è necessaria sempre e comunque, a questo punto è importante trovare quella giusta per noi, che sia piacevole sulla pelle e soprattutto facile da spalmare, perché nella stragrande maggioranza dei casi, le texture troppo dense e pastose sono un deterrente. Con l’aiuto di Ilenia Gebennini, co-founder e manager di Darling, abbiamo preparato un bigino che speriamo possa risolvere tutti i tuoi dubbi in materia di creme solari, filtri, frequenza di applicazione e quantità.

Filtri Solari fisici e chimici/ minerali vs sintetici: cosa sono e quali sono le grandi differenze. Come li riconosciamo nell’INCI?

“I filtri solari sono ingredienti in grado di schermare i raggi UV e di ridurne gli effetti nocivi, attraverso 3 principali meccanismi: riflessione, dispersione e assorbimento. Sulla base del loro meccanismo d’azione, i filtri solari si suddividono in organici o chimici, e inorganici o fisici”, spiega l’esperta.

“I filtri solari chimici o inorganici sono molecole in grado di assorbire in modo selettivo le radiazioni UV (A e B), mentre i secondi, grazie alla loro opacità, oppongono un vero e proprio schermo alle radiazioni UV, attraverso processi di riflessione e dispersione delle radiazioni nocive, come una sorta di specchio. Questa nomenclatura è in parte forviante, in quanto dà l’idea che una categoria sia chimica mentre l’altra sia di origine naturale. È importante ricordare sempre che gli ingredienti utilizzati per la skincare, perfino l’acqua, sono sostanze chimiche”, afferma Gebennini.

“Nell’INCI è facile riconoscerli, in quanto i filtri solari fisici a disposizione sono solamente due: Diossido di Titanio (Titanium Dioxide) e Ossido di Zinco (Zinc Oxide), entrambi ad ampio spettro (UVA e UVB). Tutti gli altri sono filtri chimici e a seconda della loro capacità di assorbire i raggi UV, possono essere sotto classificati in filtri UVA, filtri UVB e filtri per la protezione ad ampio spettro (UVA e UVB). Solitamente nelle protezioni solari i filtri sono nella parte iniziale dell’INCI, in quanto sono i principali prodotti funzionali della formula, soprattutto per prodotti con protezione alta o molto alta”.

“Nelle formulazioni moderne non si utilizza quasi mai un singolo filtro, ma si preferisce usare miscele di filtri, per due motivi principali. Il primo, per ridurre la quantità di ogni singolo ingrediente e diminuire i rischi di intolleranze cutanee, e il secondo per aumentare lo spettro di protezione offerto. Nei prodotti Darling ad esempio, utilizziamo sia filtri fisici che chimici per garantire massima protezione ad ampio spettro”.

Filtri solari chimici o minerali: quali sono migliori per texture e finish sulla pelle?

“La chimica dei filtri solari ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni, in particolare per quanto riguarda la gradevolezza della formulazione cosmetica. La texture è un elemento molto importante nell’esperienza totale di utilizzo di prodotti skincare ed è fondamentale quando si parla di prodotti suncare, che sono stati demonizzati per anni proprio a causa delle loro texture difficili da applicare. Gli elementi che incidono maggiormente sono senza dubbio la qualità dei filtri e degli schermi protettivi e l’aggiunta di sostanze complementari con interessanti caratteristiche che bilanciano l’efficacia e la performance dei prodotti”.

“In termini di texture e finish si può dire che le creme solari che contengono una miscela di filtri fisici e chimici o solamente chimici siano senza dubbio più piacevoli e leggere da applicare. I filtri fisici in generale, essendo in forma di pig- menti di colore bianco in polvere che non si solubilizzano, rimangono dispersi nella formulazione e tendono più facilmente a lasciare patina bianca o a rendere la formula più pesante. Con le moderne tecnologie però, queste polveri sono altamente micronizzate, pertanto risultano più leggere e se miscelate in formule più complesse e ben bilanciate arricchiscono la formula senza appesantirla”.

Filtri solari chimici e fisici: la quantità e la frequenza di applicazione sono le stesse?

“Le creme solari, sia con filtri fisici che chimici, vanno usate nelle stesse modalità. Come prima indicazione, è necessario applicare una quantità di protezione solare sufficiente a coprire tutta la pelle non coperta dagli indumenti. Per ottenere l’SPF indicato sul flacone di protezione solare, si consiglia di utilizzare 2 milligrammi di protezione solare per centimetro quadrato di pelle, che equivale a circa 36g per tutto il corpo (un bicchierino o due cucchiai). Per il viso, si raccomanda di applicarne una quantità pari a a mezzo cucchiaino (l’equivalente di due/tre dita), su viso e collo insieme. Non dimenticate di applicare anche sulla parte superiore dei piedi, sul collo, sulle orecchie e sulla sommità del capo. Applicare la protezione solare sulla pelle asciutta 15 minuti prima di uscire all’aperto. Quando si è all’aperto, riapplicare la protezione solare ogni due ore circa, oppure dopo aver nuotato o sudato, secondo le indicazioni riportate sul flacone”, suggerisce Gebennini.

Filtri chimici da evitare: ce ne sono di potenzialmente dannosi?

“Per rispondere a questa domanda è importante fare una premessa fondamentale: i filtri solari utilizzati nei prodotti commercializzati in Europa sono pochissimi, ad oggi solo 32 filtri sono approvati come idonei e sicuri dall’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) e dal Regolamento Europeo n.1223/2009. Questo si- gnifica che attualmente nessun filtro contenuto all’interno dei prodotti sul mercato può essere considerato dannoso, in quanto soggetto a numerosi test e a costanti studi scientifici che comprovano la loro sicurezza. Oltre a regolare e approvare gli ingredienti, il Regolamento Europeo esplicita e impone anche le quantità massime che possono essere utilizzate dei singoli ingredienti, il che è un ulteriore elemento di sicurezza nel processo di formulazione. Ovviamente gli studi sono in continua evoluzione e nel tempo possono emergere nuove scoperte in merito a filtri che ad oggi sono considerati sicuri”.

“Mediaticamente i filtri solari sono tra gli ingredienti più discussi per il loro possibile impatto sull’ambiente e sulle persone. Alcuni studi stanno infatti facendo emergere alcune criticità rispetto alle conseguenze di alte concentrazioni di filtri sugli ambienti marini e anche del fatto che alcuni filtri vengono assorbiti a livello epidermico fino ad entrare nel circolo sanguigno. Questi studi però sono ancora in fase di approfondimento e considerati non sufficienti per considerare tali ingredienti non sicuri. Una cosa è certa, il Regolamento Europeo è tra i più restrittivi e meticolosi al mondo quando si parla di sicurezza dei prodotti cosmetici e qualsiasi nuova evidenza scientifica significativa verrà presa in considerazione con misure immediate. Inoltre, è sempre importante considerare che ad oggi i vantaggi dell’utilizzo delle protezioni solari superano di gran lunga tutti gli eventuali rischi sopra menzionati”.

Filtri solari e tipologia di pelle: quali sono i più adatti?

“Ci sono regole generali che si possono seguire per scegliere un prodotto più adatto al proprio tipo di pelle, ma va tenuto presente che non sempre valgono e che la scelta del prodotto dipende anche da diversi fattori legati alla soggettività degli individui. Come suggerimenti generali, i filtri solari chimici/organici tendono ad essere ottimi per le texture piacevoli che caratterizzano le formule, la leggerezza e facilità di assorbimento, che le rende ideali per chi soffre di melasma o pigmentazione e anche per chi ha una pelle più grassa e preferisce formulazioni più leggere. Le creme solari minerali tendono ad essere migliori per stati elevati di sensibilità cutanea o pelle infiammata. E’ consigliabile comunque scegliere sempre formulazioni dermatologicamente testate e con protezione alta ad ampio spettro, che garantiscono maggiore protezione e sono adatte anche alle pelli più sensibili e reattive. Nei prodotti Darling l’utilizzo di una combinazione di filtri chimici e minerali ci permette di offrire formule ultra leggere e piacevoli che offrono una protezione molto elevata e aiutano a prevenire l’invecchiamento precoce. Tutti i prodotti sono inoltre dermatologicamente testati, paraben free e nickel tested”.

Ci sono modi per potenziare l’efficacia dei filtri?

“Assolutamente sì. Nelle formulazioni di ultima generazione, i filtri sono associati a ingredienti aggiuntivi complementari come molecole naturali, antiossidanti, estratti di erbe, licheni e biomolecole, con lo scopo di aumentare la fotopro- tezione, contrastare i danni cutanei foto-indotti e promuovere i meccanismi di fotoriparazione. Un esempio è costituito dall’estratto di Olio di Moringa che, in concentrazione tra 2 e 4%, offre una protezione ai raggi UVB con un SPF pari a 2 che permette di ridurre i filtri. Inoltre, per rendere le protezioni solari più efficaci, è importante arricchire la formula con dei booster, ingredienti dalle proprietà idratanti, emollienti, anti-age e antiossidanti in grado di potenziarne l’efficacia (come Pantenolo, Vitamina E, Niacinamide, Olio di Jojoba e molti altri)”.

Posso mischiare filtri fisici e chimici?

“Ancora una volta sì. Considerando che pochissime persone applicano la giusta quantità di crema solare, appoi are più volte al giorno la protezione e fare numerosi ritocchi durante la giornata è una buonissima abitudine. Non importa con quale formula, ma suggeriamo sempre di utilizzare prodotti ad ampio spettro per ga- rantire una protezione sia dai raggi UVA che UVB”.


1/12

Dior Solar The Protective Milk SPF 30, Dior


2/12

Unseen Sunscreen, Supergoop! (Da Sephora)


3/12

Solarium Stick Solare Gel Trasparente SPF 50+, Alfaparf Milano


4/12

Facial Moisturising Lotion SPF 30, CeraVe


5/12

Sun Soul Stick SPF 50, comfort zone


6/12

Fluid face Sunscreen SPF 50, Darling


7/12

Sun Beauty Sublime Tan SPF 50, Lancaster


8/12

C+C Dry Touch Sunscreen Fluid SPF 50, natura Bissè


9/12

Stick Solare Protettivo SPF 50+, Leocrema


10/12

Reflexe Saolaire SPF 50+, Avène


11/12

SynchroShield Clear Suncare Stick SPF 50+, Shiseido


12/12

UV bronze Viso SPF 50, Filorga


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